milano

Anna BLOG CUOCOSENZAFUOCO

Milano Golosa & Golosaria: quando la città ti prende per la gola

Ad una manciata di giorni l’una dall’altra Milano ha ospitato due grandi occasioni di richiamo per il popolo del food.
Se Dante Alighieri fosse stato nostro contemporaneo avrebbe di certo ambientato parte del suo Canto Sesto dell’Inferno in una manifestazione festaiola e godereccia di questo novello Terzo Girone che è il mondo che gira attorno al cibo ed alla convivialità che il mangiare ed il bere – non sempre bene, occorre essere onesti – creano nei contesti più vari.
milano-golosaIl tratto comune che ha caratterizzato queste due manifestazioni, oltre alle condizioni meteorologiche decisamente ostili ed alla fluvialità di gente che hanno attirato, è stato il livellamento, low profile, delle proposte.
Malgrado l’ingresso non sia gratuito (ed io sono fortemente contraria a questa politica economica, questi eventi possono chiamarsi in mille modi “moderni”, ma rimangono pur sempre solo delle fiere di settore, dove chi espone va per farsi conoscere e per dare visibilità a ciò che produce o al servizio che rende: i costi sono parte dell’investimento dell’impresa, non devo ammortizzarli io utente finale) la gente che si è avvicendata al Palazzo del Ghiaccio dall’11 al 13 ottobre scorso è stata veramente molta, nessuno si è lasciato scoraggiare dalla pioggia incessante di quei tre giorni (io ero anche malaticcia e febbricitante…) e l’affluenza è stata decisamente grande, come ho letto dai vari report ufficiali ed ufficiosi condivisi sui social.
Io per prima, che ci sono andata solo l’ultimo giorno e quasi in chiusura degli stand il lunedì 13 ottobre ho potuto verificare che, nonostante il palese segno di cedimento che si leggeva sui volti degli espositori, Milano Golosa aveva centrato il bersaglio ancora una volta.
Ma la stanchezza degli standisti non è stato, ahimè, l’unico cedimento del quale sono stata testimone, la qualità di ciò che viene proposto al pubblico non è affatto all’altezza di ciò che si vuole far passare per “eccellenza” e per una superba colatura di alici di Cetara – superiore a qualsiasi altra assaggiata prima – o un delizioso panettone alla zucca della Pregiata Forneria Lenti di Grottaglie  che ha conquistato il mio cuore definitivamente (è stato il panettone che ho ritrovato e comprato nell’ultimo week end di novembre, allo Spazio ex Ansaldo, in occasione dell’ennesima rassegna food Re Panettone) ho dovuto fare buon viso al cattivo gioco che vuole far passare per eccellenza la linea “I Tesori dell’Arca” commercializzati nella catena di grande distribuzione PAM….ed ho dovuto rifiutare con garbo deciso, ma irrevocabile, la più che reiterata offerta di un (pezzo, manco intero..) croissant prelievitato e surgelato, cotto nel fornetto, di una marca più che nota nel mondo della pasticceria industriale di massa che, malgrado il marchio evocativo in odore di santità, non poteva certo sperare nel miracolo.
golosaria2Analogo scenario, anche se in una location più moderna , ma decisamente più caotica, si è presentato a novembre al Superstudio di Via Tortona, luogo che ospita solitamente il Taste of Milano e che è stato sede di Golosaria.
Al di là dell’osservazione di carattere semantico, che mi porta a pensare che tra tanti lemmi di cui è ricca la nostra bella lingua italiana, parrebbe quasi che se non si usa il termine “goloso” non si vada a parare da nessuna parte, Golosaria è stato uno degli altri appuntamenti “must be” di questa Milano che un tempo era solo da bere e che adesso ha capito che è molto pure da mangiare .
Anche in questo caso – e sempre l’ultimo giorno, per scelta – accanto ad alcune proposte davvero eccellenti, come un Parmigiano Reggiano stagionato cento mesi, per veri intenditori, e ad alcuni laboratori interessanti su olio EVO e altre materie prime di qualità, vedi convivere folle deliranti che fanno la fila per rubare uno scatto con lo smart phone a celebrità come Fabio Petrella, novello Carneade per i più (NdA: trattasi di ragazzino dodicenne, paffuto e lampadato, con giacca da chef nera e nome ricamato lato cuore, come da tradizione, arrivato tra i semifinalisti di Masterchef Junior 1), che manipolava farina e zucchero sotto lo sguardo irritato, ma contenuto, di VERI sous-chef : ma si sa, anche questo è business che gira intorno al food e, del resto, per il solo fatto di sapere cucinare un uovo in camicia, tutti ci sentiamo un po’ chef in pectore.
Ed alla fine della fiera – per l’appunto – rimango in attesa di Identità Golose (ma dai? Golose??) per vedere se c’è il riscatto, ma rimango convinta che chi ha occhio trova quel che cerca anche ad occhi chiusi, scomodando Italo Calvino per la citazione, e rimango soddisfatta dall’unica vera conquista riportata da queste esperienze: ingresso gratuito come “press”, grazie ai buoni uffici ed alla generosità della cara Barbara Perrone, che è amica mia, ma anche Wood friendly, che mi ha fornito di accredito per il pass, perchè potessi condividere con voi le impressioni che leggerete qui.
Buon 2015  a tutti, speriamo con più cibo e meno food.

BLOG

La vita…e l’EXPO

La vita è fatta di incontri e di momenti, alcuni di questi incontri sono con persone speciali, altri con persone che alla fine ti lasciano l'amaro in bocca. In tutti e due i casi segnano inevitabilmente la strada dell'esistenza…

Anna BLOG CUOCOSENZAFUOCO

Milano come San Vito Lo Capo

Un post su Facebook di un’amica giornalista&cuoca che chiede compagnia per condividere la cena che anticipava il Cous Cous Festival (conclusosi in questi giorni con la vittoria dell’Italia per il team de “Il Liberty” del bravo Andrea Provenzano), una…

Anna BLOG CUOCOSENZAFUOCO

Cuoco Sociale e cuoco social

La nuova rubrica “Cuoco senza fuoco” del wood-restaurant non tratta di raw food, non condivide ricette, dosi o trucchi del mestiere, ma si occupa di osservare il “cibo degli altri”, tutto ciò che di buono, non solo da mangiare, e…