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EATWITHLORENZO Lorenzo Racconti di prodotti Salotto Gastronomico

Di piatto in piatto : il Tortellino

Durante un freddo pomeriggio invernale, story in una piccola locanda emiliana, giunse una bellissima Marchesa desiderosa di riposarsi dopo un lungo viaggio. Il proprietario, nonché cuoco, della locanda rimase incantato da tanta bellezza. Non riuscendo a trattenere la propria curiosità l’uomo decise di spiare, dal buco della serratura, la nobil donna intenta a rilassarsi con un bagno caldo. Il cuoco, suo malgrado, non riuscì a vedere molto ma rimase colpito da un particolare di cui si innamorò follemente, l’ombelico della signora. Colmo di entusiasmo ed ispirazione si chiuse nella sua cucina ed iniziò a creare. Il risultato fu magico, pasta all’uovo ripiena di carne, la forma e la dimensione erano perfette, il nobile ombelico era lì, sul palmo della sua mano.

Questa storia mi fu raccontata molti anni fa da un ristoratore bolognese, ero un bambino e per la prima volta assaggiai qualcosa di meraviglioso, il tortellino. E’ il mio primo ricordo gastronomico, forse è giusto dire che la mia passione nacque in quella locanda emiliana dove mamma e papà avevano deciso di fermarsi a mangiare.

Pochi giorni fa ho ricevuto una telefonata gradita e inattesa : “Bello de nonna vieni ad aiutarci a fare i tortellini?”. La bellissima nonna della mia bellissima ragazza mi stava chiedendo aiuto per i preparativi di Natale, non potevo davvero mancare.

Mentre sul fuoco rosolavano la carne di vitella e il petto di pollo io, la mia ragazza, sua madre, sua nonna e sua zia abbiamo preparato la sfoglia, impastato e steso la pasta. Una volta cotta la carne l’abbiamo tritata insieme alla mortadella e abbiamo aggiunto parmigiano e noce moscata creando il ripieno per i tortellini.

Pausa pranzo. Lasagne. E’ il mio giorno fortunato.

Dopo qualche minuto di meritato riposo è arrivato il momento più difficile, la chiusura del tortellino.

Per chiudere il tortellino ci vuole precisione, delicatezza e la giusta tecnica. Dopo vari tentativi falliti (senza troppo dispiacere perché i tortellini imperfetti finivano dritti nel mio stomaco) ho capito che la chiusura non era cosa per me e mi sono quindi impegnato nel tagliare la pasta a forma di cerchio appoggiandoci sopra il ripieno. Lavoro umile ma importante.

Una giornata intera e quasi 500 tortellini fatti.

Il risultato del nostro impegno, come per il cuoco di cui vi ho raccontato, è stato magico. La sfoglia racchiudeva dolcemente il fantastico ripieno, delicato e saporito allo stesso momento. Lo splendido mix di parmigiano, carne e mortadella ha reso l’assaggio un’esperienza intensa che mi ha riportato, per un istante, a quel giorno, nella locanda emiliana con i miei genitori.