Anna BLOG CUOCOSENZAFUOCO

Milano come San Vito Lo Capo

Un post su Facebook di un’amica giornalista&cuoca che chiede compagnia per condividere la cena che anticipava il Cous Cous Festival (conclusosi in questi giorni con la vittoria dell’Italia per il team de “Il Liberty” del bravo Andrea Provenzano), una tiepida serata di metà settembre, una discreta dose di curiosità ed una dichiarata passione per il “semolino” mi hanno portata a partecipare alla cena a dodici mani preparata da sei Chef illustri e famosi per “Le tavole di Identità Golose” tenutasi il 15 settembre nella accattivante cornice di “ALICE” ad Eataly Smeraldo di Milano.

Sulle scale mobili facciamo il nostro percorso con due personaggi web gettonatissimi, Riccardo e Stefano di Gnam Box, e dopo una fila disciplinata dalla ferma cortesia di una hostess dal caschetto “yè-yè” color marshmellow, alla cassa riceviamo un braccialetto gommoso silver che sarà il nostro pass per la serata, ed una tesserina con sei bollini colorati, nel centro dei quali campeggia il nome di ciascuno degli Chef in pista.
La formula open bar crea un po’ di affollamento tra gli astanti alla ricerca dell’abbinamento enologico migliore con le portate che, tesserina alla mano, si vanno a ritirare presso i tavoli allestiti  nella bella e spaziosa sala con vista panoramica su Piazza XXV Aprile del ristorante di Viviana Varese.
Calice di Merlot in purezza guadagnato, diamo il via alle degustazioni con il cannolo 100% cous cous di Enrico Panero, il “Pannycous”, croccante involucro di semola con morbido ripieno di pesce, cui facciamo seguire lo sformatino vegano di Daniela Cicioni, che ci conquista nonostante le (mie personali) resistenze verso le forme talebane di nutrizione.
Il terzo “bollino” viene annullato al banco del bravissimo Fabrizio Ferrari, che tra  tonno di ombrina, spinacino fresco, albedo di cedro (la parte bianca della scorza degli agrumi, che tutti demonizzano, qui la fa da padrona e con assoluta ragione!) e scalogno croccante ci conquista letteralmente.
Altro calice ed altro piatto: è ora il momento di Alice Delcourt, che propone la preziosa semola accompagnata ad un agnello cotto in maniera eccellente, ma forse un po’ troppo slegato nell’insieme degli altri ingredienti, pure ottimi.
Arriva il momento del  piatto che ha meritato la vittoria al Festival 2014 e gustiamo, in anteprima, la (fin troppo) elaborata preparazione del patron de “Il Liberty”: Andrea Provenzani accompagna il suo cous cous con un cubo di pesce spada, cenere di melanzane, granita di latte di mandorla e molte altre leccornie, e  con questo complesso ensemble di ingredienti convince la giuria a San Vito, sbaragliando la concorrenza.
Se il dolce viene sempre in fondo, è ora il momento del cous cous della padrona di casa, che lo serve in versione sweet profumato alla menta con crema di ricotta di pecora, fave tonka e sorbetto di uva fragola.
Ben consapevole di essere una voce fuori dal coro, la mia classifica non coincide con il verdetto del Festival; non dirò l’ordine di arrivo, per non essere scortese con chi non ha conquistato del tutto il mio palato (qui non si discute l’eccellenza, si tratta solo di gusti personali, ovviamente), ma sia per Francesca Mezzadri, compagna in questa avventura, che per me la medaglia d’oro va al bravissimo Chef torinese Fabrizio Ferrari, che ha confezionato un piatto davvero gourmet ed ineccepibile, perfettamente equilibrato, per nulla ruffiano e godibilissimo, rispettoso del vero protagonista della serata e non semplice complemento.
Nel lasciare la sala siamo andate a salutarlo e a fargli i nostri complimenti e ci ha ringraziato con una sincerità pari alla bontà della sua creazione.
Ad maiora, Chef Ferrari: la prossima volta ci piacerebbe che il podio fosse quello ufficiale, non solo il nostro palmares personale!!!

Perchè non dare un'occhiata ad altro?

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