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L’invenzione della pasta

Durante il Medioevo, da molti considerato un “periodo buio”, si mossero passi importanti per la nascita della pasta come la conosciamo oggi.

Già in epoca romana era uso comune mangiare la “lagagna”, una grande sfoglia condita e cotta al forno (antenato della nostra lasagna) ma fu proprio nel medioevo che la pasta iniziò ad assumere connotati più vicini alla concezione che ne abbiamo oggi. Un primo elemento di innovazione fu la nascita delle più disparate varietà di forme, si diffuse inoltre anche una nuova consuetudine, quella di bollire la pasta nell’acqua, nel brodo o addirittura nel latte.

Incredibile ma vero l’invenzione della pasta secca, presente oggi nelle credenze o negli stipetti di ogni casa italiana, pare non sia da attribuire a noi, furono probabilmente gli arabi i primi a praticare la tecnica dell’essiccazione, preziosa per conservare grandi scorte di cibo durante gli spostamenti nel deserto. Nei ricettari arabi la pasta secca infatti compare già a partire dal IX secolo.

Con la nascita di questa nuova tecnica la pasta si trasformò in un prodotto industriale, facile da trasportare e da commercializzare che si diffuse presto in Italia, a partire dalla Sicilia di cultura araba. Il consumo di un tipo di alimento “scivoloso” e bollente portò a tavola l’abitudine ad usare la forchetta molto prima rispetto ad altri paesi europei ancora inclini ad usare le mani.

La nostra amata pasta sei secoli fa non era comunque uguale a quella che mangiamo adesso, i nostri antenati la amavano “scotta” arrivando a farla bollire anche fino a due ore, nacque però da subito il connubio con il formaggio grattugiato, il “Liber de coquina”, manuale risalente al 1300, consigliava di porne una gran quantità nelle lasagne. A cavallo tra il Settecento e l’Ottocento si diffuse un altro condimento molto usato ancora oggi, il pomodoro, più accessibile e popolare rispetto al ragù.

Ciò nonostante, ancora nel XVI secolo, la pasta era un alimento di cui si faceva facilmente a meno, soprattutto nei periodi di difficoltà economica. La grande svolta si verificò a Napoli nel corso del Seicento quando l’aumento demografico contribuì alla diminuzione del consumo di carne, nel frattempo una piccola rivoluzione industriale portò all’abbassamento del costo per la produzione di pasta che si tradusse in una rapidissima diffusione del piatto oggi più amato dagli italiani.

Quando nel 1860 l’Italia si unì politicamente il maccherone era già uno dei simboli più rappresentativi della nostra penisola.

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1 Commento

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    L’INVENZIONE DELLA PASTA - MILANOREPORTER
    31 marzo 2015 at 10:30

    […] continua… […]

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